Ed Peters: la natura provvisoria della strip di Las Vegas

Source: Wikimedia

A volte mi sentivo come se avessi fotografato una serie bizzarra e provvisoria dove gli attori apparivano molto brevemente uscendo dalla scena. Las Vegas è piena di persone transitorie e gli edifici stessi sono conosciuti per la brevità delle loro vite. È per questo che dovrei essere contento di aver catturato un frammento temporale di questa città così tanto surrealista. Ed Peters
 
Dall’alto Las Vegas appare come un’oasi piazzata in mezzo al deserto per accogliere viaggiatori in transito, persone che passano, restano e poi ripartono in un incessante movimento di corpi che la attraversa senza conoscerla davvero. Si risolve tutto in una magia pop fatta di luci e colori e limousine che non finiscono mai, di edifici che rimandano ad altri edifici in un gioco continuo di specchi.
 
Las Vegas è uno di quei non luoghi di cui parlava l’antropologo francese Marc Augè, non perché non esista, ma perché la transitorietà stessa dell’esperienza che se ne fa li rende inafferrabili.
Questa transitorietà diventa fotografia satura di colore, di persone in movimento che si spostano lungo la scena come se dovessero scomparire da un momento all’altro.
Ed Peters coglie spazi temporali minimi, frammenti che sfuggirebbero altrimenti nel moto tumultuoso di una città insonne in uno sguardo eccentrico, in angolazioni desuete.
 
La strip è il luogo simbolo della Las Vegas delle sale da gioco, fin da quel lontano 1946 quando il primo casinò fu aperto al pubblico per costruire un immaginario in cui la città ha continuato a riconoscersi e a specchiarsi. Con la sua fotografia Ed Peters sottrae ed elimina ciò che conosciamo per offrirci un’immagine mobile fatta di ombre e persone, di strutture temporanee pronte a scomparire appena ci voltiamo.
 
È il ritratto di una Las Vegas lontana dall’immagine pubblicitaria delle brochure e delle locandine che inquieta per la sua bizzarria così poco rassicurante. Sì perché tutto ciò che conosciamo scompare, i punti di riferimento non ci sono: è l’assenza a creare emozione.
 
Ed Peters è un fotografo di strada che ha cominciato quasi per caso la professione dopo gli studi in Sociologia ed Economia. Per curiosità si approccia alla fotografia e da lì inizia un percorso che continua ancora oggi. Un grande amore per l’Asia ed in particolare per l’India, un’attrazione viscerale e istintiva per un territorio capace di stimolare la sua immaginazione.
Tra i suoi ispiratori troviamo Henri Cartier-Bresson, Eugene Atget e Daido Moriyama, ma anche artisti e pittori come Henri Matisse e Kurt Schwitters. Il suo lavoro attuale come detto si concentra sulla fotografia di strada in una narrazione non definitiva, ma che presuppone un’interpretazione da parte dell’osservatore.
 
Niente di stabile e fisso, allora, ma una storia continua di ricerca e movimento che si trasforma in foto transitorie di vite mobili.
 
Guardando ai giovani e a coloro che si approcciano alla fotografia come mestiere suggerisce di stare in contatto con altre menti simili grazie anche a social network appositamente nati per condividere idee e progetti sulla fotografia. Stare in relazione con altri fotografi in giro per il mondo e condividere con loro le proprie esperienze è il primo passo formare una mente aperta e uno sguardo onesto sul mondo.

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