Patrick Tosani – La forma delle cose

Patrick Tosani, Territoire VII
Patrick Tosani, Territoire VII

Per la prima volta in Italia, un’importante selezione di opere di Patrick Tosani. Al MUFOCO di Cinisello Balsamo dal 7 maggio 2016 fino al 12 settembre 2016.
Il titolo La forma delle cose indica la particolare operazione di messa in scena e di creazione di nuovi significati che l’artista applica agli oggetti quotidiani, presentati secondo punti di vista inusuali e in forti ingrandimenti che mettono l’osservatore di fronte a forme e spazi sorprendenti e inaspettati.

Patrick Tosani - Talon
Patrick Tosani, Talon

In generale, gli oggetti che fotografo sono prodotti industrialmente, sono delle cose. Nella serie Talons (tacchi – 1987), l’oggetto è riconoscibile come parte di una scarpa, ma in assenza di questa assume una natura diversa. I tacchi scelti mostrano una stratificazione artificiale. Sembra il risultato di una accumulazione di strati successivi a partire da un basamento nero e sembra accrescersi in modo vario e aleatorio. La forma dell’oggetto reale determina la forma dell’immagine. Si tratta di isolare l’oggetto su un fondo neutro, di seguire i contorni della sua crescita attraverso l’inquadratura; e anche di rivelare, grazie a un punto di vista sempre uguale, la sua progressione e al tempo stesso il variare e l’ingrandirsi dell’immagine. Quando il tacco è basso, lo vedi da sopra, e tu che osservi sei più grande dell’oggetto. Quando il tacco si ingrandisce, il sopra ti sfugge e l’oggetto ti domina progressivamente. Questa fusione dell’immagine con l’oggetto viene rivelata dalla costanza del punto di vista e da questo concetto di crescita. La particolarità del tacco è accrescersi e quella della fotografia è ingrandirsi a partire dalla matrice contenuta nella macchina fotografica. L’esperienza di questo lavoro porta a un concetto di continuità tra lo spazio reale e lo spazio rappresentato fotograficamente. – Patrick Tosani

Patrick Tosani, Cuillere
Patrick Tosani, Cuillere

La serie Cuillères (cucchiai – 1988) può essere analizzata alla luce del concetto di confronto con l’immagine. Il contenuto e la forma dell’immagine sono indissociabili. L’oggetto è visto frontalmente, il fondo è neutro, il manico è tagliato, la forma dei diversi cucchiai è ordinaria e varia di poco. La serie è basata sulle variazioni di luce. Si tratta di riempire di più o meno il cucchiaio. Il cucchiaio la recepisce e la riflette come uno specchio. Infatti la fotografia restituisce visivamente all’oggetto la sua funzione primaria di ricettore e trasmettitore. A seconda del lato del cucchiaio, la fotografia riceve e trasmette la luce. È con questa possibile coincidenza dei ruoli della fotografia e dell’oggetto – non soltanto in senso metaforico ma anche sul piano di una lettura fisica e sensibile dell’immagine – che possiamo parlare di spostamento da uno spazio reale a uno spazio fotografico e di continuità di senso. L’oggetto parla già di ciò che la fotografia descrive e la fotografia contiene esattamente ciò che l’oggetto irraggia. L’immagine del cucchiaio ci cattura per la sua forma rotonda e avvolgente, per le zone di luce che attraversano la sua superficie e anche per la sua brillantezza. La dimensione della stampa (altezza 1,82 metri) ha lo scopo di contenere esattamente all’interno del cucchiaio il riflesso dell’osservatore. Questo rapporto fisico con l’opera crea una risonanza supplementare rispetto al contenuto dell’immagine. Infine, per quanto riguarda i titoli delle fotografie, l’aspetto di ricettore e trasmettitore dell’oggetto mi ha portato a suggerire l’idea di un segnale o di un suono attraverso la formulazione delle lettere dell’alfabeto. Questa scelta mi è stata anche dettata dalla funzionalità dell’oggetto, dal suo rapporto con la bocca e con l’oralità. – Patrick Tosani

Patrick Tosani, Mars 07-3
Patrick Tosani, Mars 07-3
Patrick Tosani, Prise d'air V
Patrick Tosani, Prise d’air V

L’intento iniziale con Prises d’air (prese d’aria – 2012) era quello di osservare l’interno di vari oggetti (ventilatore, caffettiera, borraccia, scarpa…) al di là del loro semplice aspetto formale e familiare, con un gesto tranchant e incisivo, tagliandoli appunto accuratamente in due. È una procedura vicina a quella del taglio anatomico o dello spaccato architettonico, utile a mettere in evidenza la natura dell’oggetto, il suo funzionamento interno, le sue proporzioni, la sua struttura, la sua messa in scala… Tra sezioni, spaccati, piante e cambiamenti di scala, sono possibili letture diverse, ma prenderei in considerazione quella che genera un cambiamento che fa sì che l’oggetto si mostri in tutt’altra natura: quella di un animale, di una figura, di una architettura, di un abitacolo… l’organicità delle cose, diciamo. È anche la costruzione dell’immagine con la scelta dei valori tonali e della luce che rafforza l’effetto del taglio dividendo lo spazio in modo preciso e rivelando una mancanza e un’assenza: ma si tratta dell’assenza di una parte dell’oggetto o di una parte dell’immagine o di tutte e due contemporaneamente? L’immagine non ha assolutamente subito alcuna manipolazione digitale anche se l’aspetto generale di alcune immagini potrebbe farlo pensare. Il taglio sull’oggetto ha per me solo un valore metaforico e poetico (non scultoreo), poiché permette di osservare l’effetto del taglio sulla fotografia intera, mettendo in risalto la sua bidimensionalità, la sua “messa in superficie”, il dispositivo dell’inquadratura, del montaggio, tanto più che nell’era dell’immagine digitale è giusto che ci poniamo tutti i dubbi e sentiamo tutte le incertezze possibili. – Patrick Tosani

Patrick Tosani, Les chaussures de lait I
Patrick Tosani, Les chaussures de lait I
Patrick Tosani, Masque
Patrick Tosani, Masque
Patrick Tosani, Niveau
Patrick Tosani, Niveau
Patrick Tosani, Geographie III
Patrick Tosani, Geographie III

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